Vorrei piangere fiumi di lacrime: mi sono pesata e ho preso due kg.
Non so se riuscite a capire, io sono isterica adesso, frustrata oltre ogni limite. Due kg.
Io me lo sentivo che stavo ingrassando di nuovo, ma avevo troppa paura di leggere il peso sulla bilancia. Oggi pomeriggio ho avuto il coraggio di salirci sopra.
Voglio farmi del male: perché è tutta colpa mia, sono io l'artefice della mia rovina, io sono la grassona che non è riuscita a controllarsi. Sono in paranoia: ora vorrei solo prendere un paio di forbici e conficcarmele nel braccio, o tagliarmi e punirmi.
Perché ho rovinato di nuovo tutto? Non so se riuscite a capirmi, ma ho faticato tanto per perder peso di nuovo e ora mi ritrovo ingrassata e non posso cambiare subito tutto. Ci vorranno almeno altre due settimane per riperdere quello che ho preso.
Sono due kg ma per me rappresentano tutto quello contro cui lotto quotidianamente: la mia sconfitta personale.
Sono troppo depressa non riesco ad articolare nemmeno un post decente. Sono ossessionata dal mio aumento di peso adesso. E quello che mi fa stare male ora più che mai è che non posso farci nulla: devo tenermeli addosso questi kg schifosi, tutti li vedranno, vedranno quanto sono grassa.
venerdì 15 febbraio 2013
domenica 20 gennaio 2013
Io voglio urlare.
Io voglio urlare e distruggere tutto. Voglio fare a mio padre lo stesso male che lui riesce a fare a me.
Perché deve essere così cattivo? Perché io ci tengo ancora al fatto che lui sia fiero di me?
E' impossibile, lui non sarà mai felice per me, devo mettermelo in questa stupida testa che troverà sempre un difetto, una pecca, una mancanza, un'imprecisione, per quanto piccola sia, in quello che faccio.
Lui vive per questo: per criticare chi gli sta attorno. Si gonfia delle sue opinioni e il resto è nullità.
Io sono nullità.
Senza il suo aiuto non riuscirò mai a fare nulla secondo lui. Da sola non so muovermi, sbaglio continuamente: perciò è fondamentale che mi corregga sempre, che debba sempre dirmi come farebbe lui al mio posto e come farebbe meglio di me.
Io sono stanca di dipendere da lui e di sentirmi rinfacciare che non sono abbastanza rispetto a quello che lui mi dà.
Sono stanca di torturarmi mentalmente e fisicamente ogni volta che non ottengo la perfezione, perché so già che lui lo noterà e penserà che ha sprecato tempo e denaro.
Sono stanca. Stanca che le uniche domande che mi vengano fatte sono "Hai studiato oggi?", "Quanto?", "Sei sicura di aver fatto abbastanza?".
Ieri ho ascoltato una conversazione con mia madre: parlavano del mio futuro. Di tutto quello che hanno speso perché frequentassi l'università. E lui ha detto delle parole che mi rimarranno per sempre nella testa: "Lascia stare, stiamo solo perdendo tempo, non studia abbastanza, non mette impegno.. Vedrai che adesso prende le prime canate agli esami..".
Lui è già convinto in partenza che io fallirò. E non sarò abbastanza agli esami. Io secondo lui non riuscirò a passarli. Per questo ora sono terrorizzata dall'idea di non riuscire a prendere il massimo e confermare tutto quello che lui pensa di me.
E nonostante questo non posso decidere di prepararli con più calma. Perché allora sono una che non prende sul serio le cose e che fa solo perdere tanti soldi.
Io devo dare gli esami e devo anche prendere il massimo, ma tanto è già deciso a prescindere che fallirò. Mi viene tanto da piangere. Vorrei sparire per sempre.
Perché deve essere così cattivo? Perché io ci tengo ancora al fatto che lui sia fiero di me?
E' impossibile, lui non sarà mai felice per me, devo mettermelo in questa stupida testa che troverà sempre un difetto, una pecca, una mancanza, un'imprecisione, per quanto piccola sia, in quello che faccio.
Lui vive per questo: per criticare chi gli sta attorno. Si gonfia delle sue opinioni e il resto è nullità.
Io sono nullità.
Senza il suo aiuto non riuscirò mai a fare nulla secondo lui. Da sola non so muovermi, sbaglio continuamente: perciò è fondamentale che mi corregga sempre, che debba sempre dirmi come farebbe lui al mio posto e come farebbe meglio di me.
Io sono stanca di dipendere da lui e di sentirmi rinfacciare che non sono abbastanza rispetto a quello che lui mi dà.
Sono stanca di torturarmi mentalmente e fisicamente ogni volta che non ottengo la perfezione, perché so già che lui lo noterà e penserà che ha sprecato tempo e denaro.
Sono stanca. Stanca che le uniche domande che mi vengano fatte sono "Hai studiato oggi?", "Quanto?", "Sei sicura di aver fatto abbastanza?".
Ieri ho ascoltato una conversazione con mia madre: parlavano del mio futuro. Di tutto quello che hanno speso perché frequentassi l'università. E lui ha detto delle parole che mi rimarranno per sempre nella testa: "Lascia stare, stiamo solo perdendo tempo, non studia abbastanza, non mette impegno.. Vedrai che adesso prende le prime canate agli esami..".
Lui è già convinto in partenza che io fallirò. E non sarò abbastanza agli esami. Io secondo lui non riuscirò a passarli. Per questo ora sono terrorizzata dall'idea di non riuscire a prendere il massimo e confermare tutto quello che lui pensa di me.
E nonostante questo non posso decidere di prepararli con più calma. Perché allora sono una che non prende sul serio le cose e che fa solo perdere tanti soldi.
Io devo dare gli esami e devo anche prendere il massimo, ma tanto è già deciso a prescindere che fallirò. Mi viene tanto da piangere. Vorrei sparire per sempre.
domenica 13 gennaio 2013
Arrabbiata.
Al momento non so con chi essere più arrabbiata per l'aumento di peso. Se con me stessa, il mio corpo orribile, la mia debole forza di volontà, oppure con la causa dell'aumento: le persone che mi fanno stare male.
La settimana scorsa pesavo 2 kg in meno. Il ciclo mi è arrivato in ritardo di 10 giorni, non riesco più ad andare in bagno e in più mangio. Mangio verdure e pesce perché sono a casa, non ho più lezioni. Addio autonomia. Addio settimane di digiuno.
E torno a vivere con i miei. Odio questa situazione. Li amo e vorrei la loro approvazione, ma sono giunta alla terribile conclusione che io sto bene solo quando sono lontana da loro e dalle loro pretese, giudizi, aspettative.
Il pensiero di ingrassare mi sta facendo impazzire, mi vedo grossa come una balena, gonfia, orribile in poche parole.
Per questo sto progettando con cura le mie giornate in modo da poter saltare più pasti possibile e poter stare fuori casa, dove nessuno mi tormenta.
Non voglio tornare come prima, non voglio tornare come prima. Non. Voglio.
Io non tornerò come prima. E non vomiterò più.
Voglio sentire la fame e sapere di poterla ignorare. Per la settimana prossima li perdo quei chili, fosse l'ultima cosa che faccio.
sabato 1 dicembre 2012
Mi sembra di vivere fuori tempo. Quasi come se fossi al di fuori della vita e potessi guardare le altre persone tutte intente nelle loro occupazioni, piene di impegni, mentre io non so cosa farò l'ora successiva.
Non so che giorno è, che ore sono, non mi interessa.
Sono priva di qualsiasi voglia di studiare. Non mi interessa, sono stanca di fare la studentessa modello, anche se presto ritornerà il mio angosciante senso del dovere e allora mi ammazzerò di studio, passando notti insonni, come l'anno scorso.
L'unica costante è il pensiero di dimagrire ogni giorno di più. Non sono mai stata così determinata, nemmeno quando tutto questo è iniziato.
E ci sto riuscendo. Questo mi rende euforica. E triste: perché mi rendo conto che sono ridotta solo a questo. Ossessionata solo dal pensiero di essere più magra.
Con la mia amica non ho più parlato. Mi manca immensamente, ma temo che non riallacceremo più i rapporti.
Oggi sono quasi scoppiata in lacrime, perché una frase del mio maestro mi ha ricordato tanto mio padre e le sue costanti pressioni: "Non fare la bambina capricciosa. Fai quello che ti si dice e basta, non ci vuole molto."
Invece per me ci vuole moltissimo: una sofferenza immensa, dover nascondere questo dolore opprimente, cancellare qualsiasi mia volontà, obbligata a fare, come un burattino.
Ancora una volta mi annullo per diventare marionetta nelle mani di altri.
E il terrore di non essere all'altezza delle aspettative. Il terrore del giudizio.
Ho rivisto nella mia testa tutte le volte in cui mio padre ha pronunciato queste parole e mi sono sentita morire.
Non so che giorno è, che ore sono, non mi interessa.
Sono priva di qualsiasi voglia di studiare. Non mi interessa, sono stanca di fare la studentessa modello, anche se presto ritornerà il mio angosciante senso del dovere e allora mi ammazzerò di studio, passando notti insonni, come l'anno scorso.
L'unica costante è il pensiero di dimagrire ogni giorno di più. Non sono mai stata così determinata, nemmeno quando tutto questo è iniziato.
E ci sto riuscendo. Questo mi rende euforica. E triste: perché mi rendo conto che sono ridotta solo a questo. Ossessionata solo dal pensiero di essere più magra.
Con la mia amica non ho più parlato. Mi manca immensamente, ma temo che non riallacceremo più i rapporti.
Oggi sono quasi scoppiata in lacrime, perché una frase del mio maestro mi ha ricordato tanto mio padre e le sue costanti pressioni: "Non fare la bambina capricciosa. Fai quello che ti si dice e basta, non ci vuole molto."
Invece per me ci vuole moltissimo: una sofferenza immensa, dover nascondere questo dolore opprimente, cancellare qualsiasi mia volontà, obbligata a fare, come un burattino.
Ancora una volta mi annullo per diventare marionetta nelle mani di altri.
E il terrore di non essere all'altezza delle aspettative. Il terrore del giudizio.
Ho rivisto nella mia testa tutte le volte in cui mio padre ha pronunciato queste parole e mi sono sentita morire.
venerdì 23 novembre 2012
Comin' Back
Fa uno strano effetto leggere la data del mio ultimo post.
Un anno fa. E poi sono sparita nel vortice della maturità, dei test di ingresso, della bulimia.
Sto da schifo. Probabilmente è per questo che sento bisogno di scrivere: per fare chiarezza.
Ho perso sei chili in un mese di università. E ho allontanato la mia migliore amica.
Con lei stavo peggio che mai, non so perché. Quando tornavo a casa dalle nostre uscite mi sentivo male dall'angoscia: lei è bellissima, molto carismatica, osannata da tutti per aspetto e intelligenza.
Sentire lei e altre mie amiche commentare le ragazze tra gli amici di facebook, dicendo quanto sono grasse e brutte è stato il colpo finale.
Le ho detto che non volevo vederla per un po'. Perché io sono una di quelle ragazze grasse. Sono come loro e questo è quello che pensa di me e che non ha cuore di dirmi.
E mi sento sempre peggio, tanto che ho ripreso i digiuni, e mi sono tagliata di nuovo.
Il problema è che la mia amica mi manca ma non voglio tornare in questa situazione: quella in cui io sono lo zerbino a sua disposizione, che deve organizzarsi in funzione dei suoi impegni e delle sue necessità.
L'unica volta che l'ho chiamata disperata dopo una lite con i miei e ho vomitato l'anima, non mi ha risposto. Perché era stanca e aveva da studiare. Nonostante le avessi detto che stavo da cani.
Mi manca, ma non so se mi manca l'essere utile e considerata da qualcuno in realtà.
Sono confusa e non so cosa dirle.
Anche oggi l'ho rivista dopo un mese e mezzo che non le parlo e in tutta risposta è uscita a prendersi un caffè con un'altra dicendo che tornava per parlare con me dopo un'ora. Ho aspettato per due ore e mezza e poi me ne sono andata. Mi sento sola come un cane.
Un anno fa. E poi sono sparita nel vortice della maturità, dei test di ingresso, della bulimia.
Sto da schifo. Probabilmente è per questo che sento bisogno di scrivere: per fare chiarezza.
Ho perso sei chili in un mese di università. E ho allontanato la mia migliore amica.
Con lei stavo peggio che mai, non so perché. Quando tornavo a casa dalle nostre uscite mi sentivo male dall'angoscia: lei è bellissima, molto carismatica, osannata da tutti per aspetto e intelligenza.
Sentire lei e altre mie amiche commentare le ragazze tra gli amici di facebook, dicendo quanto sono grasse e brutte è stato il colpo finale.
Le ho detto che non volevo vederla per un po'. Perché io sono una di quelle ragazze grasse. Sono come loro e questo è quello che pensa di me e che non ha cuore di dirmi.
E mi sento sempre peggio, tanto che ho ripreso i digiuni, e mi sono tagliata di nuovo.
Il problema è che la mia amica mi manca ma non voglio tornare in questa situazione: quella in cui io sono lo zerbino a sua disposizione, che deve organizzarsi in funzione dei suoi impegni e delle sue necessità.
L'unica volta che l'ho chiamata disperata dopo una lite con i miei e ho vomitato l'anima, non mi ha risposto. Perché era stanca e aveva da studiare. Nonostante le avessi detto che stavo da cani.
Mi manca, ma non so se mi manca l'essere utile e considerata da qualcuno in realtà.
Sono confusa e non so cosa dirle.
Anche oggi l'ho rivista dopo un mese e mezzo che non le parlo e in tutta risposta è uscita a prendersi un caffè con un'altra dicendo che tornava per parlare con me dopo un'ora. Ho aspettato per due ore e mezza e poi me ne sono andata. Mi sento sola come un cane.
venerdì 30 settembre 2011
Depression
Se potessi mi prenderei a schiaffi da sola.
8 chili. 8 chili. 8 chili il risultato della mia orribile estate.
Vorrei urlare dalla disperazione. Come è possibile che io mi sia ridotta così?!?!?!?! Mi hanno tolto la bilancia per un mese e mezzo e come risultato ora sono una balena.
Ieri non mi si allacciavano i jeans che a inizio giugno mi andavano larghi, così come una delle mie cinture preferite. Ho davvero toccato il fondo credo.
Eppure correvo ogni giorno, mi imbottivo di pillole, non mangiavo altro che verdure.
La mia amica C sostiene che sia per l'organismo sballato. Io penso semplicemente che sono una fallita. E la colpa di questo fallimento principalmente è mia.
Sono una palla. Giuro che tutto questo cambierà.
mercoledì 22 giugno 2011
I might be Crazy.
Ogni volta che visito i miei blog preferiti mi ripropongo di scrivere qualcosa. Ma in effetti lascio sempre che la pigrizia abbia la meglio.
Sono stanca. Ma sto meglio. Nel senso sbagliato.
Dovrei stare meglio perché ho smesso di vomitare (autoconvincimento derivato dal fatto che l'ultima corsa in bagno è avvenuta due settimane fa), meglio perché mangio regolarmente.
E invece non mangio. E sto meglio.
Ma la cosa più triste e sbagliata è che sto meglio perché sono lontana da casa. Sono via da una settimana e mezza e mi sento felice. Non mi manca la mia famiglia e parlare per pochi minuti al telefono con loro mi sembra un supplizio eterno. In un certo senso mi sento sollevata.
Ho perso tutti quei chili che mi avevano fatto riprendere i miei il mese scorso.
E stavolta temo che non mi fermerò. Sono stanca di fermarmi e non arrivare mai in fondo.
Ti fermi un attimo e la felicità scivola via, sempre più lontana.
sabato 9 aprile 2011
Start over
Meglio direi.
Non riesco a esprimere tutto il sollievo che provo.
Salto i pasti solo due o tre volte a settimana, per il resto mangio verdura o pesce. Di più non riesco a fare: già così i miei nervi sono messi a dura prova.
A partire da oggi mancano due mesi alla mia partenza per l'Inghilterra seguita subito dopo da quella per la Sardegna.
Oggi guardandomi allo specchio stavo male: sono flaccida e grossa come una balena.
Quindi ho deciso che da oggi in poi seguirò anche un programma di fitness in palestra.
Non posso presentarmi in costume con questo corpo, sarei l'unica balena tra le ragazze della compagnia.
I 55 kg sono lì che mi aspettano. Non devo perderli di vista nemmeno un secondo. Devo dimagrire.
sabato 26 marzo 2011
Incongruenze
Le persone sono cieche talvolta, e restano cieche nella loro convinzione anche quando la verità viene sbattuta loro con violenza davanti agli occhi.
I miei a quanto pare riconducono le colpe del mio essere "problematica" alle mie cattive compagnie. Peccato che non risulti loro chiaro che le uniche volte in cui mi sento da schifo, depressa e irascibile sono i momenti solitamente passati tra le mura domestiche.
Quando sto con la mia amica non sento alcun bisogno di vomitare. O pensare a cosa sto ingurgitando.
Riesco a sentirmi quasi normale. Ma anche lei ha problemi di questo genere, forse per questo siamo così affini.
Ognuna di noi due rispetta lo spazio dell'altra, ma interiormente capisce la sofferenza altrui così simile alla propria che ci lega.
I miei genitori tentano di invadere rumorosamente e pretenziosamente la mia intimità, i miei pensieri, il mio spazio: ma il loro è il desiderio di avere il controllo, di fare in modo e assicurarsi che ciascuno senta ciò che è previsto che senta. Perché nella mia famiglia non ci si può sentire diversi, o arrabbiati o in disaccordo. No, questo rovina l'idea che si sono fatti e che perciò corrisponde al giusto. Non c'è il diverso, ma solo lo sbagliato.
Io non ho mai detto quello che penso, non amo parlare di me stessa, men che meno con loro. Soprattutto con loro.
E molto spesso mi odio. Perché non riesco ad arrivare a quegli ideali che si prefiggono per me, non sono all'altezza della loro aspettativa, non riesco a sopportare il peso della pressione che ne deriva.
I miei nervi non si sono temprati con il tempo: sono il risultato di 17 anni di delusione.
Fragile, isterica, soggetta facilmente a crisi d'ansia.
giovedì 24 marzo 2011
Follies..
Periodo di sfollo.
In realtà se devo essere sincera è molto piacevole. Tutte le mattine dal mio banco posso vedere il pesco dei giardini accanto alla mia scuola fiorire lentamente e stagliarsi contro il cielo, superbo.
La primavera mi confonde. Non so se sentirmi felice perché la natura attorno a me rinasce o malinconica perché io non posso fare altrettanto, anzi, io sto andando in letargo.
In questi giorni non mi riconosco quasi: la ragazza isterica che vomitava dopo ogni pasto e studiava come una disperata, nutrita dalla caffeina è quasi scomparsa. Sono apatica.
Non mi alzo più alle due del mattino per ripassare. E nemmeno ne ho voglia. I miei voti stanno subendo un rapido declino, ma il mio lato perfezionista non ha ancora protestato per questo cambiamento.
Mangio. Mangio tantissimo. E non me ne capacito. Solo che non ne posso fare a meno: ho degli attacchi di fame improvvisi e fortissimi (l'altra mattina ho mangiato da sola 4 filoni di pan dolce all'uvetta, e purtroppo li ho tenuti nello stomaco), ma non riesco a vomitare. Mi fa male lo stomaco.
Credo di essere pazza. O forse la mia è solo un'altra scusa.
martedì 22 marzo 2011
Good may come from evil: I'm still waiting.
Da quanto non scrivi? troppo.
Un mese e nulla è cambiato. Pensavo che l'incidente del mese scorso avrebbe segnato una svolta nella ia vita. Ho passato notti insonni a cercare di capire come affrontarli. Ma lo scontro non è avvenuto.
Sei felice di ricominciare? Ne ho bisogno.
Vomito? ancora.
Spesso? Non quanto prima.
Genitori? Silenzio codardo.
Perso peso? Sì, non so nemmeno io come.
Adesso come stai? Vorrei scomparire.
Penso che siano convinti che smetterò da sola di farmi del male. Oppure hanno già rinunciato: ricordo che mio padre quando ero piccola dopo tre o quattro rimproveri mi lasciava abbuffare in pace, perdendo ogni speranza di fronte alla mia testardaggine.
E in fondo sono sempre io, quella piccola bambina che si abbuffava e cercava nel pezzo di pane qualcosa che nemmeno lei sapeva cosa fosse, ma di cui aveva un bisogno disperato. La piccola bambina adesso usa altri metodi però.
Sempre io, con troppi chili di troppo,qualche delusione in più da sopportare e l'ossessione per la magrezza.
domenica 20 febbraio 2011
La quiete prima della tempesta
E' stato orribile. Peggio delle scenate isteriche, avrei preferito mille volte che mi sgridasse, mi picchiasse o se la prendesse con me. Invece ha semplicemente sbarrato gli occhi, si è messa la testa fra le mani e ha iniziato a piangere. Mia madre piangeva. E mi chiedeva dove aveva sbagliato.
E io ero una sorta di automa. Non riuscivo a sentire niente. Il vuoto totale.
L'ho abbracciata, ma è stato un abbraccio meccanico. Quanto i miei tentativi di consolarla.
Le ho promesso che non lo rifarò mai più. E sono una bugiarda. Sono due giorni che non vomito e già mi sento uno schifo. Sto letteralmente andando fuori di testa.
Ho una gran paura, perché adesso mi sento controllata: ha cominciato farneticando di ricovero, ma nessuna delle due ha più affrontato l'argomento da venerdì. Facciamo finta di niente, come se nulla fosse accaduto.
Ma io, se da una parte mi sento sollevata per questo (non amo il confronto con i miei), dall'altra ho una paura folle. Non voglio essere rinchiusa da qualche parte, non voglio ritornare dalla psicologa, la odiavo.
Ho paura, ma non so con chi parlare, a chi chiedere aiuto. Le uniche persone che lo sanno ora sono due mie amiche entrambe con disordini alimentari e una delle mie insegnanti che mi ha praticamente tirato fuori la verità a forza.
Non so cosa fare. Non me la sento di affrontare i miei, ma d'altra parte vivere nell'incertezza mi sta uccidendo i nervi.
martedì 15 febbraio 2011
Under pressure
Questo weekend sono stata bravissima, solamente sabato sera. Purtroppo ieri non è andata altrettanto bene, dato che ho saltato il pranzo e ho vomitato la minestra che avevo mangiato a cena, ma oggi nemmeno una volta! Ho tenuto tutto nello stomaco.
Non lo avrei mai creduto, ma il trattenermi dal farlo mi costa un certo sforzo. Oggi più che mai. E il pensiero è come un chiodo fisso. Per questo sono particolarmente stanca e in ansia per il peso che sento allo stomaco.
Ma devo resistere. Io non voglio concludere il resto dei miei giorni sulla tazza del water con due dita in gola. Resisterò finché posso.
Sono solo un po' più triste del solito, forse perché in casa mia le comunicazioni sono scese ai livelli minimi mai toccati e tra poco devo sostenere degli esami. Il vomito era una sorta di valvola di sfogo.
Sono troppo sotto pressione.
Sarebbe bello chiudere semplicemente gli occhi e staccarsi da tutto. Dormire e forse sognare per una volta e far finta che tutto vada per il meglio..
P.S. Dony, la musica di Enya che hai messo come sottofondo è meravigliosa: leggere le tue parole con quella colonna sonora mi ha fatto davvero sentire invincibile nei miei propositi :)!
sabato 12 febbraio 2011
I Don't Wanna!!
L'unica cosa positiva che posso affermare con certezza è che sto dimagrendo.
Lo vedo, lo vedo. Ma non mi peso. Voglio pesarmi un giorno e avere la soddisfazione di veder comparire il calo vertiginoso sulla bilancia.
I miei giorni si alternano tra digiuni e vomito: ho promesso a me stessa che nei giorni di digiuno tenterò di evitare il vomito come rimedio all'unico pasto che sarò obbligata a consumare. Ma ho idea che già questa sera nel bagno di mia zia risuoneranno i conati.
Io personalmente odio le riunioni di famiglia: lo sguardo di mia nonna è il giudice più severo. Lei non mi lascia passare nulla: ogni volta che infilo in bocca qualcosa mi guarda truce e scuote la testa. E allora corro in bagno.
Ultimamente, sconsolata, mi dice quando mangio: "Perché ti fai del male da sola?".
Ma questo è ancora gentile da parte sua, ho sentito di peggio da lei.
Nessun dubbio a questo punto che io sia cresciuta con le pare mentali sul cibo.
E stasera pizza. Come diavolo faccio, me lo dite? Io non posso mangiare una pizza nella stessa stanza di mia nonna. Anzi, io non posso proprio mangiarla la pizza. Vomito o non vomito? Tanto so già come va a finire..
Che dilemmi, meglio che vada a vestirmi...
lunedì 7 febbraio 2011
"I hate them. But I want them. And I hate wanting them."
E' curioso come l'animo umano possa sopportare dolore, sofferenza, lacerazioni, possa essere ridotto a brandelli, dilaniato, eppure continuare, sebbene malconcio, a sopravvivere.Si può spezzare l'animo? A volte lo credo. Come fosse una corda tesa. E se aguzzi l'orecchio puoi sentire lo schiocco della fune che si spezza.
I miei genitori non mi hanno rivolto la parola per tutto il weekend. Io non so più cosa vogliano da me. Non riesco ad essere la figlia perfetta che vorrebbero. Fallisco continuamente.
Ma ogni volta mi spronano, si illudono che possa arrivare in qualche modo a quei traguardi che si prefigurano per me.
Li odio. Ma allo stesso tempo dipendo da loro. E odio essere dipendente da loro.
Ogni volta che non sono all'altezza e sento i loro sguardi che tentano di giustificare in qualche modo il mio fallimento, negando l'evidenza, sento che c'è una parte di me che urla, ben nascosta dietro l'indifferenza. Urla. Continua a urlare disperata, ma nessuno la sente.
giovedì 3 febbraio 2011
Sprazzi di felicità..
A volte capitano. Non durano quanto vorresti, ma lasciano un bel ricordo. E una piacevole sensazione di euforia, leggerezza.
Sarebbe bello poterli vivere tutti i giorni. Ma forse li possiamo apprezzare meglio proprio in qualità della loro rarità.
Adesso volo come un palloncino nel cielo.. I problemi che mi attendono a terra possono continuare ad aspettare. Almeno per qualche ora..
lunedì 31 gennaio 2011
Sempre in bilico.
La mia vita comincia seriamente a preoccuparmi... Un tasto rewind premuto continuamente.
Ogni giornata si sussegue uguale, monotona, con gli stessi rituali, le medesime, le medesime liberazioni.. Una sorta di sequela infinita. Mangio, vomito, mangio, e vomito ancora. Ormai non riesco a smettere. Le mie dita sanguinano. Ma molto spesso mi capita di chiedermi perché io sia così folle da condannarmi a tutto questo. Qualcuno di voi ha trovato un senso in quello che si sta facendo? Io no.
Eppure non riesco a smettere. La parte impulsiva, ansiosa e fissata di me vince sempre. Ma forse sono io che non voglio smettere? Non farò l'ipocrita come qualche ragazzina che scrive sui blog inneggiando questo stile di vita (se così si può definire) : non c'è niente di poetico, niente di esaltante nel cacciarsi due dita in gola sulla tazza del cesso. Almeno per me. Solo la momentanea liberazione da un peso e l'immediata paura che ne segue, del prossimo boccone.
Quello che voglio dire è che non credo ci sia nessuno a questo mondo che sogna una vita del genere. Allora io che ci faccio sempre in bagno?
Sono molto noiosa, lo so... Ma scrivere mi aiuta a dare una parvenza d'ordine ai miei pensieri.
Grazie Dony e Cilliewhite, avete sempre il tempo di lasciare una parola di conforto per questa ragazza confusa!
Ogni giornata si sussegue uguale, monotona, con gli stessi rituali, le medesime, le medesime liberazioni.. Una sorta di sequela infinita. Mangio, vomito, mangio, e vomito ancora. Ormai non riesco a smettere. Le mie dita sanguinano. Ma molto spesso mi capita di chiedermi perché io sia così folle da condannarmi a tutto questo. Qualcuno di voi ha trovato un senso in quello che si sta facendo? Io no.
Eppure non riesco a smettere. La parte impulsiva, ansiosa e fissata di me vince sempre. Ma forse sono io che non voglio smettere? Non farò l'ipocrita come qualche ragazzina che scrive sui blog inneggiando questo stile di vita (se così si può definire) : non c'è niente di poetico, niente di esaltante nel cacciarsi due dita in gola sulla tazza del cesso. Almeno per me. Solo la momentanea liberazione da un peso e l'immediata paura che ne segue, del prossimo boccone.
Quello che voglio dire è che non credo ci sia nessuno a questo mondo che sogna una vita del genere. Allora io che ci faccio sempre in bagno?
Sono molto noiosa, lo so... Ma scrivere mi aiuta a dare una parvenza d'ordine ai miei pensieri.
Grazie Dony e Cilliewhite, avete sempre il tempo di lasciare una parola di conforto per questa ragazza confusa!
venerdì 28 gennaio 2011
Quando pensavi di aver raggiunto il fondo..
Mi sono abbuffata e ho vomitato tutto. Ma per una volta sento di non essere io quella mostruosa.
mercoledì 26 gennaio 2011
Life sucks..
Oggi ho avuto problemi a scuola a causa di un professore poco affidabile che ha pensato bene di farci fare un test su un argomento che aveva decretato non essere da studiare. E mentre piangevo dopo aver eseguito il compito, per la frustrazione di essere stata alzata tutta la notte per studiare il programma dell'intero anno che su cui doveva essere il test, qualcosa dentro di me mi diceva che era colpa mia e solo mia. Non avevo dato abbastanza. Io ero il problema! Io ero un fallimento. A pensarci ora, mi sembro una stupida.
Mi ero ripromessa con tutte le mie forze che non avrei vomitato. Ma è già la terza volta che lo faccio in due giorni. Mi ossessiona quasi quanto un sogno che continuo a fare in questo giorni: sono in un lettino troppo piccolo per me, sono enorme! E i miei genitori continuano letteralmente a ingozzarmi, a ficcarmi in bocca cibo, mi costringono a ingerire quantità assurde di ogni cosa. A questo punto mi sveglio quasi sempre piangendo.
Non so più che fare. Sento che la mia vita scivola via velocemente, il tempo scorre mentre io tento inutilmente di afferrare qualche brandello di istante per conservarlo, farlo mio.. Ma le mie mani non riescono a trattenere nulla..
domenica 23 gennaio 2011
Riprenditi!
Chissà perché finiamo sempre per aspettarci di più dagli avvenimenti, dalle persone, dalle situazioni, dalla vita.. E rimaniamo quasi sempre immancabilmente delusi. Ma dopo la prima volta una dovrebbe capirlo, no? Perché continuare a illudersi che sarà meglio?
Sono stata a due feste diverse ieri sera, una più noiosa dell'altra. Non mi sono divertita. Non è stato bello rivedere le persone. Mi sono sentita a disagio, come se stessi perdendo del tempo. Ma ero fiera di me stessa perché io non toccavo cibo e gli altri si ingozzavano come maiali. E' stata la prima volta in sei mesi che sono uscita di casa. Costretta, perché i miei genitori si sono accorti che ormai non ho più amiche e le poche amicizie che mi rimangono sono gestite telefonicamente. Non esco più. Ma è normale quando vorresti sprofondare per la vergogna di essere così come sei. Là fuori tutti giudicano, tutti osservano: sono come avvoltoi pronti ad infierire su ogni tuo difetto. E allora perché dovrei uscire? Perché sottopormi a queste torture? Nella mia cameretta io sto benissimo da sola. Non c'è nessuno di cui debba preoccuparmi, nessuno con cui fingere che tutto vada bene e che io sia felice.
Insomma, un po' tutti si sono accorti delle mie stranezze ormai, ma non ci posso far nulla, anche a costo di sembrare maleducata. La mia amica si è arrabbiata tantissimo perché sono mesi che non entra in casa mia e che non usciamo più assieme dato che ogni volta ho la scusa pronta: ma come faccio a dirle il vero motivo per cui non posso più farmi vedere in giro? Come le racconto delle serate passate in bagno a vomitare? Oppure dei lunghi digiuni? Lo sospetta, ovviamente. Anzi, lo sa per certo. Ma fa finta che il problema non esista, così come lo fanno i miei genitori. Sono io che mi devo sforzare di cambiare? A qualcuno interessa davvero?
Sono stata a due feste diverse ieri sera, una più noiosa dell'altra. Non mi sono divertita. Non è stato bello rivedere le persone. Mi sono sentita a disagio, come se stessi perdendo del tempo. Ma ero fiera di me stessa perché io non toccavo cibo e gli altri si ingozzavano come maiali. E' stata la prima volta in sei mesi che sono uscita di casa. Costretta, perché i miei genitori si sono accorti che ormai non ho più amiche e le poche amicizie che mi rimangono sono gestite telefonicamente. Non esco più. Ma è normale quando vorresti sprofondare per la vergogna di essere così come sei. Là fuori tutti giudicano, tutti osservano: sono come avvoltoi pronti ad infierire su ogni tuo difetto. E allora perché dovrei uscire? Perché sottopormi a queste torture? Nella mia cameretta io sto benissimo da sola. Non c'è nessuno di cui debba preoccuparmi, nessuno con cui fingere che tutto vada bene e che io sia felice.
Insomma, un po' tutti si sono accorti delle mie stranezze ormai, ma non ci posso far nulla, anche a costo di sembrare maleducata. La mia amica si è arrabbiata tantissimo perché sono mesi che non entra in casa mia e che non usciamo più assieme dato che ogni volta ho la scusa pronta: ma come faccio a dirle il vero motivo per cui non posso più farmi vedere in giro? Come le racconto delle serate passate in bagno a vomitare? Oppure dei lunghi digiuni? Lo sospetta, ovviamente. Anzi, lo sa per certo. Ma fa finta che il problema non esista, così come lo fanno i miei genitori. Sono io che mi devo sforzare di cambiare? A qualcuno interessa davvero?
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